2 GIUGNO
FESTA DELLA REPUBBLICA
Ferrara, sabato 2 giugno 2026
Autorità civili, militari e religiose,
Associazioni, cittadine e cittadini,
Chi si recò alle urne il 2 e 3 giugno di 80 anni fa, trovò 2 schede: una per scegliere se l’Italia doveva diventare una repubblica o rimanere una monarchia o, l’altra per eleggere l’Assemblea costituente incaricata di scrivere la Costituzione.
Assemblea cui parteciparono anche i ferraresi Ilio Bosi, Vincenzo Cavallari e Luigi Preti.
Per la prima volta gli italiani furono chiamati a esprimersi dopo oltre vent’anni, durante i quali un regime aveva preteso di governare senza quel consenso.
E, per la prima volta, in Italia si votò a suffragio universale.
L’importanza di quell’avvenimento è nei numeri: circa 13 milioni furono le donne che votarono, rispetto ai quasi 12 milioni di uomini.
Solo così l’Italia poteva dirsi libera e democratica.
Non è democratico, infatti, un paese che non ammette al voto la maggioranza del proprio corpo elettorale.
La Costituzione poi sancì, nero su bianco, ciò che avvenne in quelle due giornate: “La sovranità appartiene al popolo”.
Il 2 e 3 giugno, quindi, le italiane e gli italiani dissero che nel loro paese volevano essere cittadini liberi e non sudditi.
Se il 25 aprile è la festa della Liberazione, quella del 2 giugno è la festa della cittadinanza e della partecipazione, valori che fondano la nostra democrazia.
Ebbe così inizio la nostra Repubblica, preparata dalle donne e dagli uomini che decisero di risollevarsi dalle violenze e i crimini di un regime, che trascinò l’Italia nella guerra più devastante della storia.
Donne e uomini che osarono sperare che un altro mondo era possibile.
Il fondamento di questo nuovo inizio repubblicano è la democrazia che, prima ancora di un insieme di regole, si connota come un cammino partecipato, lungo la strada dell’assunzione di responsabilità, vincolata al valore della libertà.
Democrazia non è solo quel traguardo di 80 anni fa, ma anche un compito che continua a richiedere la partecipazione di tutte e di tutti, perché la consapevolezza che “la storia siamo noi” entri nell’intimo di ognuno, come esortato persino da un nostro noto cantautore in un suo medesimo vecchio testo; soprattutto nella nostra regione che, in quell’occasione, su 2 milioni di elettrici ed elettori, ben 1 milione e mezzo si è pronunciato in favore della Repubblica, risultando la regione più repubblicana d’Italia.
Allora è proprio compito di tutti stare dalla parte della legalità, contro l’assalto della criminalità e delle mafie, perché è la scelta di stare dalla parte della forza della legge, contro la legge della forza.
È la perdurante attualità dell’articolo 1 della nostra Carta, che continua a richiamare l’impegno contro lo sfruttamento e la disoccupazione, fino al dramma degli incidenti e dei morti sul lavoro.
È anche il cammino che ci resta da compiere per colmare le differenze economiche, sociali, territoriali e di genere, fino al tema drammatico e inaccettabile delle violenze contro le donne.
Oggi l’ordine e gli equilibri usciti dalla seconda guerra mondiale sembrano sgretolarsi, mentre focolai di tensioni e conflitti si moltiplicano e si protraggono nel tempo.
La percezione diffusa è che il diritto internazionale e quello umanitario non siano più percepiti come un vincolo da rispettare, nemmeno formalmente.
La vocazione al dialogo, il ripudio della guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, la promozione di organizzazioni internazionali per costruire sentieri di pace e giustizia, hanno contrassegnato le scelte della Repubblica Italiana in questi 80 anni di vita.
Sono gli stessi principi alla base dell’idea di un’Europa dei popoli non più nemici tra loro.
Anche nella terra che ha visto nascere le tre religioni del Libro, dove la Parola ha un significato sacro, l’auspicio è che il dialogo, termine assunto come “parola chiave” persino al recente Festival Treccani della lingua italiana, sia costruttore di legami e soluzioni di pace e, citando le parole di Papa Leone XIV in uno dei suoi numerosi appelli alla pace, consenta di prevalere sullo “scandalo della guerra che divide la famiglia umana”.
Viva il 2 Giugno, viva la Repubblica, viva la Pace!