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Trattativa Berco
Marcella Zappaterra: serve massima cautela in questo momento
QN - Il Resto del Carlino  01/08/2013  VALERIO FRANZONI ed. Ferrara  p. 15
Berco, oggi è il giorno della speranza Nardini (Fiom): «La protesta sarà aspra»
Il lavoro dopo il vertice fiume, mobilità congelata. il tavolo riapre alle 12


di VALERIO FRANZONI E' STATA congelata in extremis l'apertura della mobilità per i 509 lavoratori della Berco. La procedura è scaduta ieri, senza un accordo tra l'amministratrice delegata del gruppo Lucia Morselli e le parti sociali (organizzazioni sindacali e istituzioni) dopo un vertice estenuante, durato ben due giorni. NEMMENO l'intervento del ministro del lavoro, Giovannini, è servito a sciogliere i nodi con una proposta: dodici mesi di cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione, con mobilità volontaria ed incentivata, ricollocazione e formazione, congelamento degli istituti del cottimo e con cottimo, premio di risultato per 24 mesi con apertura di un tavolo per il raggiungimento di un nuovo accordo. Tutto inutile, perché la proposta è stata rigettata da Morselli come non adeguata ai piani dell'azienda. E l''apertura' dell'ad è stata riportata dall'agenzia di stampa Adnkronos, che ha battuto la proposta di una cassa integrazione a zero ore, senza rotazione, per i lavoratori che non si opporranno al licenziamento al 30 aprile 2014, con incentivi all'esodo fino a 65mila euro (diretti a chi non potrà accedere al prepensionamento) in aggiunta al Tfr. Un mossa di cui tutti erano all'oscuro e che ha fatto andare su tutte le furie i presenti al tavolo, «e che qualifica - afferma Mario Nardini (Fiom Cigl) - l'atteggiamento tenuto sino ad ora dall'amministratore delegato Morselli, che, credo, si diverta a scompaginare le carte in tavola, senza fare mai un mezzo passo in avanti rispetto alla trattativa. Come ho detto in assemblea, tutto non si può ridurre al dio denaro, qui c'è in ballo molto di più». Non vede alcuna luce in fondo al tunnel Sandra Rizzo (Fim Cisl), «ormai non so cosa pensare. È un continuo passo indietro ad ogni incontro a Roma. Di illusioni non ce ne facciamo, nonostante questo rinvio di due giorni, che spero serva ai dirigenti Berco di valutare meglio le proposte in campo per trovare un accordo». DECISIVO sarà il vertice di oggi, sempre al Ministero del lavoro, per le 12 che suona come un'ultima chiamata per salvare i lavoratori dal licenziamento. L'ad ha lasciato intendere che, ieri, sarebbe volata ad Essen, al quartier generale della Thyssen Krupp (azionista di maggioranza del gruppo Berco) per relazionare sul risultato delle due intense giornate di confronto. «Serve massima cautela in questo momento - dice la presidente della Provincia, Marcella Zappaterra, pronta a ripartire per la capitale -. La trattativa è difficile e inconsueta, nessuno ha mai vissuto prima una situazione di questo genere. L'obiettivo rimane quello di siglare un accordo nell'interesse dei lavoratori e del territorio». NEL FRATTEMPO, il presidio davanti allo stabilimento di via I maggio a Copparo andrà avanti, sino alla chiusura della vertenza, «e se non dovesse esserci un accordo - conclude Nardini - la mobilitazione assumerà toni e caratteristiche diverse».



Sole 24 Ore
EMILIA ROMAGNA Vertenze. Si punta sulla Cigs in deroga
Esuberi Berco: sono ore decisive
LA SITUAZIONE La multinazionale tedesca chiede tempo per riflettere sulla controproposta avanzata dal sindacato, oggi riprende il confronto - Natascia Ronchetti

FERRARA  - Un faccia a faccia tra l'amministratore delegato Lucia Morselli e il ministro al Lavoro Enrico Giovannini ha
riaperto, nella tarda serata di martedì, lo spiraglio di un accordo tra i vertici della Berco (ThyssenKrupp) e i
sindacati per un programma di ammortizzatori sociali capace di mitigare gli effetti del piano di
ridimensionamento dei lavoratori. L'azienda si era presentata al negoziato (una trattativa lunga, dura e
complessa) con la proposta di 65mila euro di incentivo all'esodo a favore di tutti i dipendenti che non si
oppongono al licenziamento né alla collocazione in cassa integrazione straordinaria a zero ore, con la firma di
un verbale di conciliazione. Proposta che per l'azienda vale 35 milioni. La condizione posta è stata però
considerata inaccettabile non solo dai sindacati ma anche dai ministeri al Lavoro e allo Sviluppo economico,
dalla Regione Emilia Romagna, dalla provincia di Ferrara e dal Comune di Copparo, la città del Ferrarese
dove ha sede il quartiere generale della Berco, con uno stabilimento che occupa oltre 2mila dipendenti.
Sindacati e istituzioni hanno a loro volta formulato una controproposta, con un documento congiunto che è il
frutto di una mediazione. Da un lato le organizzazioni sindacali fanno un passo indietro sul contratto
integrativo, come richiesto dall'azienda. Dall'altro, però, chiedono, d'accordo con le istituzioni, che gli esodi
incentivati non siano vincolati ai licenziamenti entro la fine dell'anno. Documento inizialmente rifiutato dai
vertici dell'azienda: l'ennesimo strappo, poi in parte ricucito in tarda serata, dopo un colloquio tra lo stesso
ministro e la Morselli. L'amministratore dell'azienda meccanica, controllata dalla multinazionale tedesca, ha
infatti chiesto altre ore di tempo per valutare la soluzione sollecitata dal versante istituzionale e l'incontro tra le
parti è stato riaggiornato oggi alle 12. Si tratta dell'ennesimo tentativo di attenuare l'effetto degli esuberi
(inizialmente 611, con gli esodi volontari sono scesi a circa 500). Ma anche, con tutta probabilità, dell'ultimo
margine di negoziato rimasto per concludere con un accordo soddisfacente per entrambe le parti una
vertenza difficile. «Mettiamo in fila le persone e non i numeri» ha detto Giovannini ai vertici di Berco,
impegnata in una ristrutturazione per far fronte al crollo della produzione. Al tavolo ministeriale, oltre al
presidente della Regione, Vasco Errani, anche la presidente della Provincia di Ferrara, Marcella Zappaterra e
il sindaco di Copparo, Nicola Rossi. Il piano di ridimensionamento riguarda tutti e quattro gli stabilimenti di
Berco, tra il Ferrarese, Imola, in provincia di Bologna, Busano Torinese, Castelfranco Veneto (Treviso). I
sindacati hanno anche chiesto che non venga dismesso lo stabilimento di Busano, di fatto già inattivo.


Per gentile concessione
Documento pubblicato il 01/08/2013 - Ultimo aggiornamento: 02/08/2013
a cura di:
Francesco Lavezzi
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