Provincia di Ferrara

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Ufficio Stampa

Emergenza fauna selvatica nel Ferrarese: aiuti regionali ancora insufficienti
La Nuova Ferrara 26 settembre 2017
Emergenza fauna selvatica anche nel Ferrarese
Cia: gli aiuti dalla Regione sono ancora insufficienti Il 50% dei danni
in agricoltura provocato dalle nutrie


«Emergenza fauna selvatica: un aiuto dalla Regione, ma non basta. 180 mila euro per l'acquisto di mezzi utili per prevenire i danni da fauna selvatica, sono misure utili ma insufficienti a contenere un fenomeno fuori controllo».
È questa l'opinione di Cia Agricoltori Italiani Ferrara. Gli imprenditori agricoli regolarmente iscritti alla Camera di Commercio potranno usufruire del contributo regionale per l'acquisto di mezzi di protezione dalla fauna selvatica quali recinzioni, shelter, protezioni elettriche, acustiche e visive con sagome.
La domanda dovrà essere presentata entro il 2 ottobre e il contributo massimo per azienda è di 2.500 euro, che dovranno essere spesi entro il 31 dicembre 2017. Secondo Cia - Agricoltori Italiani Ferrara si tratta di un intervento necessario, ma non sufficiente a contenere il dilagare di alcune specie che stanno, ormai da molto tempo, provocando problemi agli agricoltori.
E non si tratta solo della ben nota emergenza nutrie, perché a far danni sono anche storni, colombe, anatre, volpi e lepri come spiega Massimo Piva, vicepresidente provinciale Cia Ferrara.
«Quando parliamo di danni provocati da fauna selvatica - spiega Piva - non si può che citare l'emergenza nutrie, che ormai non è più nemmeno un'emergenza ma una costante nel ferrarese, dove si registra il 50% dei danni di tutta l'Emilia-Romagna. Il Piano regionale non funziona come dovrebbe, perché non è tarato per la nostra realtà territoriale, visto che il contenimento è affidato a lavoro di volontari coadiutori che lo fanno nel tempo libero e sono fortemente osteggiati dalle associazioni animaliste.
Problemi noti, che non saranno risolti da contributi una tantum, anche perché in questo caso non coprono l'acquisto di gabbie e quindi sono del tutto insufficienti.
Oltre alle nutrie però ci sono storni cornacchie e gazze che mangiano frutta e ortaggi; colombi e tortore che raccolgono i seminati, tranciano le piante di soia in corrispondenza del terreno e danneggiano fortemente riso e grano. Anche le anatre (folaghe e germani) sono ghiotte del riso in germinazione, mentre lepri e fagiani sono capaci di fare davvero dei disastri su cucurbitacee e mais e le volpi devastano pollai e allevamenti.
Queste popolazioni stanno crescendo in maniera incontrollata e i danni alle colture sono di tale entità che occorrono interventi decisi e capillari, un piano per il contenimento meglio gestito e organizzato e soprattutto specifico per un territorio ampio e diversificato come quello ferrarese.
Occorre anche lasciare più libertà a chi opera in campagna, per consentire di fare un lavoro efficace e puntuale, altrimenti la situazione continuerà a peggiorare».
«Per gli agricoltori i danni da fauna selvatica non sono un fatto secondario - conclude Piva - ma molto grave perché si va ad aggiungere alla difficoltà generale di fare reddito. Se la marginalità viene erosa da fattori che non hanno niente a che vedere con la capacità imprenditoriale, ma derivano dalla mala gestione di un problema, diventa davvero difficile lavorare nel settore». Andrea Tebaldi


Per gentile concessione
Documento pubblicato il 26/09/2017 - Ultimo aggiornamento: 13/10/2017
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